depressione perinatale

Il termine “depressione perinatale” si riferisce all’insorgenza di depressione durante la gravidanza e fino a 12 mesi dopo il parto.

Il periodo perinatale è una cornice temporale complessa in cui la donna è coinvolta in profonde variazioni del corpo e della mente.

Sebbene la gravidanza sia comunemente percepita come un evento assolutamente positivo i cambiamenti fisici, le nuove responsabilità i giustificati timori e le eventuali preoccupazioni  possono comportare uno stress significativo per le neo- mamme.

Come reazione emotiva al parto, può manifestarsi una sorta di malinconia, conosciuta anche come “baby blues”, che porta con sè ansia, irritabilità, facilità al pianto, stanchezza ma che tende poi a risolversi nell’arco di giorni. Tuttavia, già nel corso della gravidanza ma soprattutto nel puerperio, può delinearsi una problematica più profonda e duratura che prende il nome di depressione perinatale (Perinatal Depression, PND) [1]

La depressione perinatale può arrivare a coinvolgere una donna su 10 durante la gravidanza ed una su 7 nel periodo post-partum [2,3].

I campanelli di allarme sono  un umore persistentemente triste e abbattuto, la perdita di piacere e interesse nelle attività , mutamenti significativi nell’appetito e nel peso corporeo, rilevanti disturbi del sonno, affaticabilità e spossatezza, difficoltà di concentrazione, percezione di inutilità o sensi di colpa ingiustificati. Come in tutti i disturbi depressivi, nelle forme più gravi è possibile compaiano pensieri ricorrenti di morte e suicidio. Gli elementi caratteristici in più della PND sono il timore di far male al neonato, la percezione di inadeguatezza nel ruolo materno ed una preoccupazione eccessiva per il benessere del figlio [4].

La depressione perinatale può avere ripercussioni  sullo sviluppo intrauterino del nascituro, sulla sua crescita psicofisica, sul rapporto madre-figlio, oltre che sulla incolumità della persona stessa.

Le cause non sono del tutto conosciute, i principali fattori di rischio sembrano essere però eventi di vita stressanti, la mancanza di un supporto sociale e , soprattutto, un precedente episodio depressivo.

Per quanto riguarda la cura, sebbene i farmaci antidepressivi siano molto efficaci, il loro impiego in gravidanza può essere controverso e di difficile accettazione.

È importante quindi trovare valide misure alternative che garantiscano i minori effetti collaterali possibili per la donna ed il nascituro, oltre che gettare luce sui fattori di rischio per agire con interventi preventivi e precoci per tutelare ogni donna, i bambini e le famiglie.

 

  1. British Association for Psychopharmacology consensus guidance on the use of psychotropic medication preconception, in pregnancy and postpartum 2017
  2. Gavin NI, Gaynes BN, Lohr KN, Meltzer-Brody S, Gartlehner G, Swinson T. Perinatal depression: a systematic review of prevalence and incidence. Obstet Gynecol2005; 106:1071–83.
  3. Banti S, Mauri M, Oppo A, Borri C, Rambelli C, Ramacciotti D, et al. From the third month of pregnancy to 1 year postpartum. Prevalence, incidence, recurrence, and new onset of depression. Results from the perinatal depression-research & screening unit study. Compr Psychiatry 2011; 52: 343–51.
  4. Lusskin SI, Pundiak TM, Habib SM. Perinatal depression: hiding in plain sight. Can J Psychiatry 2007; 52: 47